Il bisogno di autorevolezza
![]() |
Dal Film Come Dio comanda |
Anni fa ho sentito parlare due miei
allievi fra di loro. Uno era Stefano, l’altro Giovanni. Stefano, pur essendo un
ragazzo molto intelligente, non andava bene a scuola e parlando al compagno
diceva: «Vorrei che mio padre mi prendesse a botte, invece non mi dice nulla,
mi lascia fare e questo non mi sembra giusto». Ero rimasta molto sorpresa da
questa affermazione. Mandava in crisi tutte le idee contro l’autoritarismo che
erano state motivo di lotta di molti ragazzi della mia generazione.Più tardi ho ben
capito cosa voleva dire. Ai ragazzi, al di là delle apparenze, non piace una
relazione paritaria con l’adulto. Non era l’autoritarismo che Stefano invocava,
ma quella sana autorevolezza che un genitore, un insegnante deve avere nei
confronti del più giovane.
La nostra
società sta assistendo ad una vera e propria “eclissi del principio di autorità”.
I genitori sempre di più sono insicuri nelle decisioni da prendere, sentono il
bisogno di giustificare continuamente le richieste che si fanno ai figli, e le
spiegazioni continue diventano ridondanti quando non assordanti alle orecchie
del bambino. Un genitore mi spiegava come sua figlia, quando lei cercava di convincerla
a fare una cosa piuttosto che un’altra, si tappasse le orecchie e gridasse “basta!!!”.In altri casi si
dà per scontato che un bambino debba poter scegliere fin da piccolo ed una
volta spiegata la “questione” si debba lasciar fare a lui.
Una signora, un
giorno, raccontandomi le prodezze del figlio di tre anni, mi spiegava come lui
capisse già tutto, che sapeva quello che era giusto o sbagliato e come esempio raccontava
questo: «quando la nonna telefonava, il bambino sapeva molto bene che a lei faceva
piacere parlare con lui e si divertiva a farle il dispetto di non andare al
telefono dicendo che aveva molto da fare».
È chiaro come i
ruoli si siano invertiti: è il nipote, il piccolo, che decide come debba essere
la relazione e la nonna per conquistarlo dovrà ricorrere ad armi seduttive: se
vieni ti do una caramella e così via.
Questo
atteggiamento dell’adulto dimostra come non si conoscano i bisogni veri del
bambino, che non può essere lui a comandare, ma che al contrario ha bisogno
dell’autorità rassicurante e contenitiva del genitore, altrimenti il bambino si
sente solo di fronte alle proprie pulsioni e all'ansia che ne deriva.
È sempre più
riscontrabile l’insicurezza nei genitori che sempre meno sanno cosa fare coi
loro figli e come comportarsi di fronte ai loro atteggiamenti aggressivi o
trasgressivi. Quante volte a scuola li sentiamo dire: «Non so più cosa fare con
lui, le ho provate tutte». Ma se non c’è autorità manca sicuramente armonia, se
i genitori non sanno affrontare i conflitti che necessariamente nascono tra le
generazioni, si prenderanno decisioni arbitrarie e nella casa regnerà la
confusione.
«Il rapporto tra
genitori e figlio diventa teso e ansioso e la vita famigliare si trasforma in
uno psicodramma permanente…». (Miguel Benasayag, Gerard Schmit, L’epoca delle passioni tristi)
I figli hanno
bisogno della nostra autorevolezza, che è il contrario dell’autoritarismo. Chi è autorevole ha acquisito dei meriti sul
campo, ha saputo guadagnarsi la fiducia e sa soprattutto rispettare l’altro. Il
rispetto è la capacità di guardare agli altri come portatori di valori, è la
capacità di guardare l’altro per quello che è e non per quello che noi vogliamo
che sia.
Diventare
autorevoli, però, vuol dire saper ascoltare e saper dialogare non rinunciando
al proprio punto di vista, ma sapendolo mettere a confronto in modo dialettico
con quello dell’altro.
Diventare
autorevoli vuol dire non nascondersi le difficoltà dei figli, non fare finta di
non vedere. Troppo spesso i genitori di fronte ai problemi dei loro figli si
ritraggono, ne hanno paura, non cercano di capire da dove vengono. Il bambino
sente di provocare nei propri genitori angoscia e in questo modo finiscono
anche loro per angosciarsi di più senza che il problema trovi né una soluzione
né una via d’uscita. Un vicolo cieco che porta il bambino e i suoi genitori
dallo specialista.
Il rispetto,
secondo Fromm, è uno dei fondamenti dell’amore. L’amore, infatti, per l’autore
de L’arte di amare è un potere attivo
dell’uomo, è un’arte che si impara e si fonda su certi elementi in comune: «la premura, la
responsabilità, il rispetto, la conoscenza».
“Premura” è interesse
attivo per la vita, è la crescita di ciò che amiamo, è quindi cura ed
interesse.
È “responsabilità”,
che non deve essere intesa come qualcosa che ci è imposto dal di fuori, ma come
un atto volontario: è la risposta al bisogno, espresso o inespresso, di un
altro essere umano. Essere responsabili vuol dire “essere pronti e capaci di «rispondere»”.
L’amore è anche “rispetto”.
La parola rispetto viene dal latino “respicere”,
vuol dire, quindi, avere la capacità di guardare la persona così com’è,
e non come dovrebbe essere per adattarsi a me. Ma la cura e la responsabilità
sarebbero cieche se non fossero guidate dalla «conoscenza», conoscenza che deve
partire da un interesse per l’altro, il che presuppone la capacità di ascolto.
Solo chi ama nel senso che dice Fromm può essere autorevole.
Da Star bene insieme a scuola si può? - ed. Utet Universitaria